Venerdì, 12 Aprile 2019 14:00

Elenco candidature pervenute CCP

ELENCO CANDIDATURE PROGETTI CCP 2019 TANZANIA E ECUADOR

Se hai inviato la tua candidatura per il progetto "Nyeupe na Nyeusi" e "Camminiamo insieme: percorsi di reinserimento sociale per i rifugiati colombiani vittime di violenza 2018" entro i termini previsti, verifica se il tuo nome è presente nell'elenco corrispondente al progetto.

Elenco candidature pervenute al 12/4/2019:
Progetto "Nyeupe na nyeusi - Il bianco e il nero", TANZANIA
Progetto "Camminiamo insieme: percorsi di reinserimento sociale per i rifugiati colombiani vittime di violenza 2018, ECUADOR



PER INFORMAZIONI E SEGNALAZIONI CONTATTACI AI SEGUENTI RIFERIMENTI:
Tel. 06.712.80.300 (dal lunedì al venerdì dalle 9:00 alle 17:30)
e-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Pubblicato in Servizio Civile NEWS
CORPI CIVILI DI PACE:
RICETTA PER UN BUON OPERATORE CCP:
RIPIENO, AL FORNO, SALTATO IN PADELLA
Ingredienti, preparazione, farcitura
da un articolo di Francesca Zinno

Ci sono vari tipi di Operatori dei Corpi Civili di Pace.

  • Ripieni: di cultura, di lingue, di ragionamenti.
  • Al forno: più leggeri ma molto equilibrati e istruiti. 
  • Saltati in padella: sempre allegri, mai fermi, pronti a tutto. 
Ce ne sarebbero molti altri, ma per oggi accontentatevi della ricetta base.

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Ingredienti 
  • Rispetto 
  • Disponibilità e pazienza 
  • Elasticità 
  • Pro attività e fantasia 
  • Curiosità 
  • Professionalità 
  • Forza di volontà


Preparazione
Abbondate in rispetto: è l’ingrediente fondamentale. L’Operatore dei CCP non riesce bene se non ha rispetto per se stesso, per gli altri e per la cultura che andrà a conoscere. Abbondando in rispetto, saprà reagire quando manca.

Disporre il rispetto a creare un cratere e aggiungere, una volta sciolte a fuoco lento, disponibilità e pazienza. Amalgamare bene. I progetti a cui si affaccia l’Operatore dei CCP sono nuovi e questi ingredienti saranno utilissimi nel momento in cui gli verrà chiesto di fare cose che a lui non competono e che non sono minimamente collegate con lo scopo del progetto. Ogni nuova esperienza è l’agente lievitante, utile per la sua crescita.

Per rendere l’impasto morbido e maneggevole, aggiungere una fiala di elasticità: lo renderà flessibile a ogni orario e a ogni richiesta e aumenterà l suo spirito di adattamento.

Senza setacciare, aggiungere a cascata tanta fantasia e pro attività in modo che in qualsiasi momento l’Operatore sappia cavarsela e abbia sempre un asso nella manica da poter sfruttare. Le nuove idee sono sempre utili e se talvolta si pensa troppo in grande, nulla da temere: sono idee buone per il futuro. Niente va perduto.

Un pizzico di curiosità serve per permettergli di scoprire culture sempre diverse, le loro affascinanti sfaccettature, magari per cercare le origini delle più strampalate tradizioni e immergersi completamente nella nuova realtà.

Infine, montare a neve e aggiungere tanta professionalità in modo tale che anche quando si troverà davanti ad uno stregone che vuole fargli provare le sue pozioni e le sue creme egli saprà come reagire ponendo domande e annuendo, sfoderando il suo ingrediente principale (il rispetto) e moderando le capacità professionali rispetto a ogni occasione.

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Cotto l’impasto, cospargere con generose manciate di  forza di volontà per far si che, nonostante tutte le difficoltà e i dubbi che gli si porranno davanti, non si fermerà, ma imperterrito raggiungerà lentamente i suoi risultati, anche se piccoli.

Consigli
L’Operatore dei CCP si farcisce a piacere con nuove amicizie, esperienze di vita nuove e prospettive sempre diverse viste da ogni parte del mondo. 

Si può conservare fino a 12 mesi ma ogni tanto ha bisogno di svagarsi. Quindi ricordategli di usufruire dei 20 giorni di permesso a sua disposizione per girare il mondo senza perdere nessun ingrediente per strada.

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Per leggere per leggere la ricetta integrale di Francesca Zinno, clicca qui.


Francesca Zinno è stata volontaria dei Corpi Civili di Pace con il progetto di C
ESC Project in Tanzania “Nyeupe Na Nyeusi. Il bianco e il nero”, per la difesa dei diritti degli albini e per l’integrazione scolastica dei disabili.

Se vuoi saperne di più sui Corpi Civili di Pace con CESC Project, 
clicca qui per il bando 2019
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CORPI CIVILI DI PACE
RICETTA 
PER FARE BUONI OPERATORI CICIPÌ
di Francesca Zinno

Ci sono vari tipi di Operatori dei Cicipì:
  • Ripieni: di cultura, di lingue, di ragionamenti. 
  • Al forno: più leggeri ma molto equilibrati ed istruiti. 
  • Saltati in padella: sempre allegri, mai fermi e pronti a tutto. 
Ce ne sono altri, ma per oggi ci accontenteremo della ricetta base, analizzando gli ingredienti principali.

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Ingredienti:
  • Rispetto
  • Disponibilità e pazienza
  • Elasticità
  • Pro attività e fantasia
  • Curiosità
  • Professionalità
  • Forza di volontà
 
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Preparazione 
Il primo ingrediente deve essere presente in abbondanza, a mio parere è fondamentale e necessario, l’Operatore Cicipì non può venire bene se non ha rispetto innanzitutto per se stesso, poi per gli altri e per la cultura che andrà a conoscere. Il rispetto deve essere presente in ogni sua azione e verso ogni cosa, anche per la minima goccia d’acqua, avendone rispetto saprà come reagire nel momento in cui gli mancherà per due mesi ed imparerà a rispettare ancora meglio tutti e tutto ciò che lo circonda.

Disporre il rispetto a creare un cratere e aggiungere, una volta sciolte a fuoco lento, disponibilità e pazienza e amalgamare bene. I progetti a cui si affaccia l’Operatore Cicipì sono nuovi e questi ingredienti saranno utilissimi nel momento in cui gli verrà chiesto di fare cose che a lui non competono direttamente e che non sono minimamente collegate con lo scopo del progetto. l’Operatore Cicipì imparerà ad apprezzare tutto e che ogni nuova esperienza, qualunque essa sia, va presa come agente lievitante ed utile per la sua crescita.

Per rendere l’impasto più morbido e maneggevole va aggiunta una fiala di elasticità, questo ingrediente lo renderà flessibile ad ogni orario, richiesta e aiuterà ad aumentare il suo spirito di adattamento.

Senza setacciare aggiungere, a cascata, tanta fantasia e pro attività in modo tale che in qualsiasi momento l’Operatore Cicipì sappia cavarsela ed abbia sempre un asso nella manica da poter sfruttare. Le nuove idee sono sempre utili e se talvolta si pensa troppo in grande, nulla da temere, potranno sempre essere disponibili per il futuro, niente va perduto.

Un pizzico di curiosità serve per permettergli di scoprire culture sempre diverse e le sue affascinanti sfaccettature magari per cercare le origini delle più strampalate tradizioni e quindi immergersi completamente nella nuova realtà che vivrà.

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In ultimo montare a neve e aggiungere tanta professionalità in modo tale che anche quando si troverà davanti ad uno stregone che vuole fargli provare le sue pozioni e le sue creme egli saprà come reagire ponendo domande ed annuendo, sfoderando il suo ingrediente principale (il rispetto) e moderando le capacità professionali rispetto ad ogni occasione.

Una volta cotto l’impasto cospargere con abbondante forza di volontà per far si che, nonostante tutte le difficoltà e i dubbi che gli si porranno davanti, non si fermerà ed imperterrito raggiungerà lentamente i suoi risultati, anche se piccoli. In questo modo avrà la capacità di capire che non tutto è stato vano e che il suo impegno è valso a qualcosa.

Consigli
L’Operatore Cicipì si saprà farcire a piacere con nuove amicizie, esperienze di vita nuove e prospettive sempre diverse  viste da ogni parte del mondo. Si può conservare fino a 12 mesi ma ogni tanto ha bisogno di svagarsi quindi ricordategli di usufruire dei 20 giorni di permesso a sua disposizione per girare il mondo senza perdere nessun ingrediente per strada.

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Francesca Zinno è stata volontaria dei Corpi Civili di Pace con il progetto di CESC Project in Tanzania “Nyeupe Na Nyeusi. Il bianco e il nero”, per la difesa dei diritti degli albini e per l’integrazione scolastica dei disabili.

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Pubblicato in Storie Africa
CORPI CIVILI DI PACE IN TANZANIA 
PROGETTO ''NYEUPE NA NYEUSI. IL BIANCO E IL NERO'' 
''MAY I COME IN?'' 
di Sabina Calzolari 

Sul muro che delimita l'ingresso alla scuola di Mambegu, un piccolo e sperduto villaggio nel sud della Tanzania, si legge ''Elimu ni nuru'', che tradotto dal swahili significa ''L'istruzione è luce''
La consapevolezza dell'importanza dell'educazione è ormai radicata nella popolazione tanzaniana, tanto che le famiglie con qualche possibilità economica investono gran parte delle loro risorse per garantire ai figli la possibilità di studiare. Il tasso attuale di alfabetizzazione si attesta al 78%1, ma sembra destinato a crescere. 

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La Tanzania è oggi un paese che offre alle nuove generazioni, se in possesso di una buona istruzione, prospettive di un futuro migliore. Si trova attualmente al diciottesimo posto mondiale nella classifica del tasso di crescita del PIL2, al sesto in Africa. 

La scuola pubblica primaria, gratuita e obbligatoria, è tuttavia ancora molto distante dagli standard qualitativi del nostro ''primo mondo'': le classi sono composte da 80 bambini in media; mancano totalmente libri di testo, materiali scolastici e spesso anche sedie e banchi; il rapporto numerico insegnante-alunni costringe ad un approccio educativo mnemonico e che ignora le esigenze del singolo alunno. Si insegnano alcune frasi in inglese, la seconda lingua nazionale, imparate come filastrocche: ''May I come in?'', chiedono i bambini al loro insegnante prima di entrare in classe, talvolta senza ricevere risposta. 

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Sulla porta di un sistema scolastico fragile e carente, con un filo di voce, anche i bambini con disabilità chiedono il permesso di entrare. Lo fanno per avere un'oppurtunità in più di crescere, di condividere le giornate con i loro coetanei e di sgretolare a piccoli colpi il muro che li tiene ancora nell'ombra.
Mentre nel 2010 veniva varata un'importantissima legge a tutela delle persone con disabilità (''Disability act'')3, in tutto il territorio si rilevavano ancora numerosi casi di minori disabili chiusi nelle loro case e nascosti alla comunità e tuttora i diritti a loro garantiti per legge non vengono spesso riconosciuti. Le autorità governative a tutti i livelli, specialmente a quello locale, raramente sono a conoscenza della legge sulla disabilità. 

Il diritto allo studio è garantito in un articolo della legge che recita: ''Le persone con disabilità, di ogni età e sesso, hanno gli stessi diritti di accesso all'istruzione [...] degli altri cittadini''.
Nella pratica, invece, sono numerosi i casi di bambini rifiutati da scuole pubbliche e private, perché considerati non in grado di imparare; altri costretti a rinunciare all'educazione per problemi di costi, trasporto, barriere architettoniche o scarso appoggio della famiglia stessa. 
Tra loro anche i bambini albini, etichettati come ''disabili della pelle'', definizione che rende evidente la scarsa conoscenza della loro disabilità che si evidenzia esclusivamente in un problema di ipovisione, più o meno grave. 
In un contesto ancora ostile, si iniziano tuttavia a rilevare i primi successi, da una parte indotti dall'intervento governativo, dall'altra spinti dalle famiglie dei bambini disabili e da altre organizzazioni, locali e non, che si occupano in diverse forme di disabilità. Anche grazie al supporto di programmi di inclusione scolastica come quello del centro riabilitativo su base comunitaria "Inuka"4, attraverso il quale sono seguiti e incoraggiati allo studio diversi bambini disabili inseriti nelle scuole del circondario,  non è più una rarità vedere un ragazzino diversamente abile seduto al banco di una scuola pubblica.  

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Alcune scuole, con una particolare ''vocazione'', hanno istituito strutture di accoglienza residenziale dedicate esclusivamente ai disabili e accolgono bambini anche da zone piuttosto lontane. Nelle stesse scuole è più facile trovare insegnanti formati nell'ambito dell'educazione speciale e programmi dedicati per bambini ipovedenti. 
Nonostante un incremento del numero di disabili inseriti nelle scuole, sono ancora diverse le lacune del sistema. 
In primis molti dei passi fatti verso l'inclusione sono stati possibili grazie a iniziative personali, di rare strutture scolastiche o di altre organizzazioni; le istituzioni governative si dimostrano ancora poco sensibili al problema e spesso incapaci o disinteressate a mettere in pratica misure efficaci. 
Laddove il bambino disabile è inserito a scuola, si rileva spesso una parziale conoscenza delle sue esigenze da parte del personale educativo, fino a casi in cui sono istituite classi speciali di bambini con disabilità intellettive, insomma il contrario di inclusione. Quando invece gli insegnanti sono formati e attenti, ci si scontra ancora con la difficoltà pratica di una classe formata da 80 studenti.  

È vero, qualcuno potrebbe dire che la Tanzania si trova ancora ad affrontare problemi ben più importanti e garantire alle persone con disabilità il loro diritto allo studio potrebbe passare in secondo piano. 
Eppure sono 4,2 milioni le persone con disabilità5 censite nel paese che se ignorate nei loro diritti rappresenteranno un peso sociale ed economico sempre maggiore. 
La legge già esiste e non resta che renderla effettiva, ecco perché il compito fondamentale delle ONG, delle associazioni di persone con disabilità e dei singoli interessati al problema, è quello di spingere le istituzioni governative ad essere parte attiva nel cambiamento e non cercare di colmarne le carenze.

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1 Fonte: www.indexmundi.com

2 Fonte: www.indexmundi.com

3 Per leggere il testo completo: http://webcache.googleusercontent.com/search?q=cache:lPo73qJ3K1cJ:www.lrct.go.tz/download/laws_2010/09-2010%2520Persons%2520with%2520Disabilities%2520Act,%25202010.pdf+&cd=1&hl=it&ct=clnk&gl=tz

4 Inuka Southern Highlands Community Based Rehabilitation: http://www.inukacbr.org/

5 Fonte: http://www.ccbrt.or.tz/programmes/disability/disability-in-tanzania/


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fra i quali prosegue il 
progetto in Tanzania “Nyeupe Na Nyeusi. Il bianco e il nero”.
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CORPI CIVILI DI PACE CON CESC Project
Pubblicati i primi appuntamenti per i colloqui di selezione 

Per verificare la data dei colloqui clicca sul progetto che hai prescelto:
 

TANZANIA“Nyeupe na nyeusi - Il bianco e il nero”

ECUADOR - 
"Camminiamo insieme: percorsi di reinserimento sociale per i rifugiati colombiani vittime di violenza 2018" 

ARGENTINA - "Entrar afuera"

ITALIA - "Appennino fragile"



Pubblicato in Servizio Civile NEWS
CORPI CIVILI DI PACE A MBEYA, IN TANZANIA: 
PROGETTO ''NYEUPE NA NYEUSI. IL BIANCO E IL NERO'' 
LA CITTÀ VERDE E GLI ALBINI AFRICANI 
“C’è il bianco, il nero e mille sfumature di colori in mezzo e lì in mezzo siamo noi” 
da un reportage di Azzurra Cori


La chiamano la città verde. Appena messo piede a Mbeya mi è sembrato fosse un nome appropriato, con l’esplosione di colori che la stagione delle piogge è scatena qui, a quasi 1700 metri di altezza, in questa valle circondata dai monti. 

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Le tonalità di verde sono infinite ed è sorprendente scoprirne di nuove ogni giorno. 

Sono tornata in Tanzania convinta di aver visto già quasi tutto di questa terra. Ma avevo scordato cosa volesse dire camminare per le strade e sentirsi gli occhi costantemente puntati addosso per via del colore della mia pelle, io una delle poche Mzungu (bianca) per le strade di Mbeya.
In questi 7 mesi non sono cambiati solo i paesaggi; abbiamo anche raccolto i primi frutti del nostro progetto dei Corpi Civili di Pace, un progetto complesso non solo per la sua novità, ma anche per la tematica che affronta: l’albinismo in Tanzania. 



Essere un albino in Africa
Mi sono chiesta molte volte cosa si potesse provare ad essere un un albino in africa, un nero bianco. Un ossimoro che pesa come un macigno in una terra ancora piena di superstizioni e credenze popolari. 

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Essere albini in Africa significa non potersi mai togliere di dosso gli occhi indiscreti di chi pensa che le persone affette da albinismo siano dei fantasmi che non muoiono mai ma svaniscono magicamente nel nulla, e chi pensa che sia una condizione contagiosa, e pensa di potersi arricchire bevendo pozioni fatte con parti dei loro corpi.

Essere albini in Africa non significa solo doversi proteggere quotidianamente contro il caldo sole equatoriale che ti brucia e ustiona la pelle e ti costringe ad indossare grandi cappelli e abiti lunghi.
Essere albini in Africa significa più di tutto dover vivere in una situazione di esclusione sociale e discriminazione dovuta alla sola differenza del colore della pelle.
Una differenza che risiede nella sola percezione che ognuno ha di tutto ciò che è diverso da lui.

Una cosa è certa: in questi 7 mesi ho imparato ad apprezzare tutte le sfumature di colori che i paesaggi e le persone hanno saputo regalarmi perché come recita una vecchia canzone dei 99 posse “C’è il bianco, il nero e mille sfumature di colori in mezzo e lì in mezzo siamo noi”.

Per leggere il reportage integrale di Azzurra Cori, clicca qui.

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progetto in Tanzania “Nyeupe Na Nyeusi. Il bianco e il nero”.



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CORPI CIVILI DI PACE A MBEYA, TANZANIA:
PROGETTO ''NYEUPE NA NYEUSI. IL BIANCO E IL NERO''
IMPERCETTIBILI SFUMATURE
di Azzurra Cori
La chiamano la città verde.
Appena messo piede a Mbeya mi è sembrato fosse un nome appropriato. Nonostante la stagione secca, era immediatamente visibile la differenza con il resto della Tanzania e con il resto di quello che i miei occhi erano stati abituati a vedere.
Ma ho dovuto aspettare 7 mesi per rendermi conto dell’esplosione di colori che la stagione delle piogge è in grado di scatenare qui, a quasi 1700 metri di altezza, in questa valle circondata dai monti. 

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Le tonalità di verde sono infinite. È sorprendente scoprirne di nuove ogni giorno. Siamo abituati, nel nostro immaginario, a pensare all’Africa come ad un luogo arido, secco. Risulta difficile credere che ci possano essere tante sfumature di colore e che le temperature possano scendere così in basso da obbligarci ad indossare maglioni di lana. Sì, proprio di lana! 

Sebbene sia la terza città della Tanzania per estensione, qui si concentra tutto lungo la strada asfaltata che dal villaggio di Uyole arriva fino a Mbalizi, il primo villaggio del distretto della città. È un susseguirsi di campi di mais, fagioli, caffè e persone. La vita si svolge in strada tra un venditore ambulante, un predicatore, tra bambini che rincorrono un copertone, mucche e capre. 
È in strada che si concludono affari, che ci si incontra per caso, che ci si scambia saluti con sconosciuti che possono durare diversi minuti. In fondo c’è sempre tempo per ascoltare le notizie sulla famiglia e la vita di un passante. 

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Questo è quello che osservo ogni giorno durante gli interminabili viaggi in daladala, i miniautobus locali che ti portano in giro per la città, adatti a trasportare una quindicina di persone ma che in qualche modo riescono a contenerne almeno il doppio con l’aggiunta di polli, enormi sacchi e secchi stracolmi. 

Sono tornata in Tanzania dopo 7 anni dalla prima volta convinta di aver visto già quasi tutto di questa terra. Ma avevo scordato cosa volesse dire camminare per le strade e sentirsi gli occhi costantemente puntati addosso per via del colore della mia pelle, io una delle poche Mzungu (bianca) per le strade di Mbeya.
Qui è praticamente impossibile passare inosservati e ogni nostra mossa viene notata e registrata; così è normale andare via per qualche giorno, tornare e sentirsi chiedere dalla signora che arrostisce pannocchie vicino casa o dall’autista di bajaji (ape-taxi) che fine tu abbia fatto. Così come è normale non dover neanche più chiamare la fermata dell’autobus perché oramai tutti i konda (controllori) della città sanno dove abitiamo.
Non ci sono segreti per una Mzungu tra le strade di questa città.

In questi 7 mesi non sono cambiati solo i paesaggi, arricchendosi di file di granturco e girasoli. Abbiamo anche raccolto i primi frutti del nostro progetto dei Corpi Civili di Pace, un progetto complesso non solo per la sua novità, ma anche per la tematica che affronta: l’albinismo in Tanzania. 

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Essere un albino in Africa. 
Mi sono chiesta molte volte cosa si potesse provare ad essere un un albino in Africa. Un nero ma bianco: un ossimoro che pesa come un macigno in una terra ancora piena di superstizioni e credenze popolari. 
Essere albini in Africa significa non potersi mai togliere di dosso gli occhi indiscreti di chi pensa che le persone affette da albinismo siano dei fantasmi che non muoiono mai ma svaniscono magicamente nel nulla; di chi pensa che l’albinismo sia una condizione contagiosa; di chi pensa di potersi arricchire bevendo pozioni fatte con parti dei loro corpi.
Essere albini in Africa significa doversi proteggere quotidianamente contro il caldo sole equatoriale che ti brucia e ustiona la pelle e ti costringe a indossare grandi cappelli e abiti lunghi.
Essere albini in Africa significa dover vivere in una situazione di esclusione sociale e discriminazione dovuta alla sola differenza del colore della pelle.
Una differenza che risiede nella sola percezione che ognuno ha di tutto ciò che è diverso da lui.

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Una cosa è certa in questi 7 mesi ho imparato ad apprezzare tutte le sfumature di colori che i paesaggi e le persone hanno saputo regalarmi perché come recita una vecchia canzone dei 99 posse “C’è il bianco, il nero e mille sfumature di colori in mezzo e lì in mezzo siamo noi”.

Se vuoi saperne di più sui Corpi Civili di Pace con CESC Project,
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e clicca qui per i progetti 2019,
fra i quali prosegue il
progetto in Tanzania “Nyeupe Na Nyeusi. Il bianco e il nero”.
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CORPI CIVILI DI PACE, BANDO 2019: 
TUTTO SUI 4 PROGETTI DI CESC PROJECT PER 14 VOLONTARI 
IN ARGENTINA, ECUADOR, TANZANIA E ITALIA.
Sono quattro i progetti per i quali CESC Project raccoglie le domande dei candidati volontari dei Corpi Civili di Pace: due in Sud America, uno in Africa è uno in Italia.
Ognuno di essi prevede l'impegno di quattro volontari, per un totale di sedici giovani di età compresa fra i 18 e i 28 anni che possono fare domanda a CESC Project entro l’8 aprile prossimo. 

I quattro progetti di CESC Project sono

  • In ArgentinaEntrar afuera: Diritti umani e salute mentale in Argentina; 
  • In EcuadorCamminiamo insieme: percorsi di reinserimento sociale per i rifugiati colombiani vittime di violenza; 
  • In TanzaniaNyeupe na nyeusi - il bianco e il nero: contrasto a discriminazione e violenza nei confronti delle persone con albinismo favorendone l’inclusione scolastica e sociale e sensibilizzando la comunità e le istituzioni locali; 
  • In Italia: interventi di prevenzione e gestione dei conflitti legati alle problematiche ambientali nelle aree vulnerabili dei territori dell’Appenino Centrale (Provincia di Frosinone), attraverso il supporto alle comunità per favorire uno sviluppo sostenibile e conciliare occupazione e rispetto delle risorse naturali

Per  maggiori informazioni sui progetti di CESC Project per i Corpi Civili di Pace, clicca qui,
oppure telefonaci: 06 71280300

o inviaci una mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Se vuoi presentare domanda per i Corpi Civili di Pace a CESC Project, clicca qui.



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DAR ES SALAAM: COMUNITÀ SOLIDALI NEL MONDO INAUGURA KILA SIKU 
INNOVATIVO  CENTRO DI RIABILITAZIONE PER BAMBINI DISABILI 
BASATO SUL SUPPORTO COMUNITARIO CON LE FAMIGLIE


Kila Siku è il nome del primo grande centro di riabilitazione inaugurato nel quartiere periferico di Kawe, uno dei più popolosi della zona sud di Dar es Salaam, la più vasta metropoli della Tanzania, e sede di uno dei progetti di Servizio civile di CESC Project nel Paese  Tanzania.

La struttura è stata realizzata grazie all'impegno e al lavoro di Comunità Solidali nel Mondo, partner di CESC Project, socia e associazione sorella, che dal 2007 è presente in Tanzania accanto ai bambini con disabilità e alle loro famiglie.

Il centro Kila Siku, inaugurato alla presenza di Ummy A. Mwalimu, ministra della Salute della Repubblica di Tanzania, e di Roberto Mengoni, Ambasciatore Italiano in Tanzania, è attrezzata per dare kila siku (ogni giorno in lingua swahili), risposte concrete, significative e qualificate ai bisogni di centinaia di bambini con disabilità.

Ma il centro è anche il primo luogo dove le famiglie dei piccoli disabili troveranno kila siku ogni giorno, aiuto e sostegno per partecipare al percorso riabilitativo dei propri bambini.

Per approfondimenti, clicca qui:
Comunità Solidali nel Mondo 
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