Venerdì, 29 Marzo 2019 15:00

CORPI CIVILI DI PACE A MBEYA, IN TANZANIA: LA CITTÀ VERDE E GLI ALBINI AFRICANI

CORPI CIVILI DI PACE A MBEYA, IN TANZANIA: 
PROGETTO ''NYEUPE NA NYEUSI. IL BIANCO E IL NERO'' 
LA CITTÀ VERDE E GLI ALBINI AFRICANI 
“C’è il bianco, il nero e mille sfumature di colori in mezzo e lì in mezzo siamo noi” 
da un reportage di Azzurra Cori


La chiamano la città verde. Appena messo piede a Mbeya mi è sembrato fosse un nome appropriato, con l’esplosione di colori che la stagione delle piogge è scatena qui, a quasi 1700 metri di altezza, in questa valle circondata dai monti. 

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Le tonalità di verde sono infinite ed è sorprendente scoprirne di nuove ogni giorno. 

Sono tornata in Tanzania convinta di aver visto già quasi tutto di questa terra. Ma avevo scordato cosa volesse dire camminare per le strade e sentirsi gli occhi costantemente puntati addosso per via del colore della mia pelle, io una delle poche Mzungu (bianca) per le strade di Mbeya.
In questi 7 mesi non sono cambiati solo i paesaggi; abbiamo anche raccolto i primi frutti del nostro progetto dei Corpi Civili di Pace, un progetto complesso non solo per la sua novità, ma anche per la tematica che affronta: l’albinismo in Tanzania. 



Essere un albino in Africa
Mi sono chiesta molte volte cosa si potesse provare ad essere un un albino in africa, un nero bianco. Un ossimoro che pesa come un macigno in una terra ancora piena di superstizioni e credenze popolari. 

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Essere albini in Africa significa non potersi mai togliere di dosso gli occhi indiscreti di chi pensa che le persone affette da albinismo siano dei fantasmi che non muoiono mai ma svaniscono magicamente nel nulla, e chi pensa che sia una condizione contagiosa, e pensa di potersi arricchire bevendo pozioni fatte con parti dei loro corpi.

Essere albini in Africa non significa solo doversi proteggere quotidianamente contro il caldo sole equatoriale che ti brucia e ustiona la pelle e ti costringe ad indossare grandi cappelli e abiti lunghi.
Essere albini in Africa significa più di tutto dover vivere in una situazione di esclusione sociale e discriminazione dovuta alla sola differenza del colore della pelle.
Una differenza che risiede nella sola percezione che ognuno ha di tutto ciò che è diverso da lui.

Una cosa è certa: in questi 7 mesi ho imparato ad apprezzare tutte le sfumature di colori che i paesaggi e le persone hanno saputo regalarmi perché come recita una vecchia canzone dei 99 posse “C’è il bianco, il nero e mille sfumature di colori in mezzo e lì in mezzo siamo noi”.

Per leggere il reportage integrale di Azzurra Cori, clicca qui.

Se vuoi saperne di più sui Corpi Civili di Pace con CESC Project, 
clicca qui per il bando 2019
clicca qui per i progetti 2019
fra i quali prosegue il 
progetto in Tanzania “Nyeupe Na Nyeusi. Il bianco e il nero”.



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